sabato 3 febbraio 2018

E mo' chi voto?

Makroskop mi ha richiesto, tradotto e pubblicato un articolo sulle elezioni che pubblico con minimi ritocchi (anche perché l'ho scritto 15 giorni fa).
https://makroskop.eu/2018/02/die-linke-und-die-italienischen-wahlen/
E' piaciuto anche in Spagna, per cui lo tradurranno anche lì. Ma non è detto che nei prossimi giorni non cambi idea (ammesso che ne abbia una precisa).
Con l'occasione, intervista su Radio radicale,  notiziario delle 14,05, cliccare "scarica" e poi andare al minuto 27. Si parla dei medesimi temi, cominciando dalla questione Bagnai.



Che voto a fare? La sinistra e le elezioni italiane
Sergio Cesaratto
E tu che fai? Ti astieni oppure voti per qualcuno, si domanda il popolo di sinistra in questi giorni. Al di là dell’offerta elettorale, che descriveremo più avanti, c’è un problema di fondo che riguarda la democrazia italiana e quella degli altri Paesi dell’eurozona, con l’esclusione della Germania (e dei suoi satelliti). In democrazia si vota fondamentalmente per due ordini di questioni: le scelte socio-economiche e i diritti civili.

venerdì 26 gennaio 2018

Morali e doppie morali a Freiburg



 Qui sotto trovate la traccia della mia conferenza ieri (25 gennaio 2018) a Freiburg (Germania del sud), la bellissima cittadina patria dell'ordoliberismo. Squisiti gli organizzatori (tedeschi) della Società Dante Alighieri e il prof.Oliver Landman della locale Facoltà di economia. Presente il giovane e simpatico console italiano. Sala non pienissima (la conferenza era in italiano) con sia italiani che tedeschi. Buon dibattito. Oliver mi ha riferito che alcuni suoi studenti mi ritenevano un po' "one sided". Capisco. Non è facile accettare critiche al proprio Paese. Ma quante ne dobbiamo subire noi, e di non documentate! Un italiano mi ha infatto riportato nel dibattito che Feld, il principale ordo locale (e ben noto) continuamente definisce spendaccioni gli italiani. Figuretevi la gioia di questi connazionali a vedere i dati sul surplus primario di bilancio dal 1990, altro che scialacquoni. Certo è invece sempre molto imbarazzante dover difendere l'indifendibile, la malavita, i comportamenti incivili e l'assenza di senso della comunità di una parte cospicua del nostro Paese (a cui se vai a dire qualcosa reagisce pure piccato!).
Lunedì carico la presentazione power point (da qui non so entrare nella mia pagina web) e successivamente il paper.


SLIDE 1
Freiburg 25 gennaio 2018

Chi non rispetta le regole? Morali e doppie morali nell’Europa dell’euro
(traccia  della presentazione – outline of the presentation)
Sergio Cesaratto
Dipartimento di economia politica e statistica, Università di Siena

http://docenti.unisi.it/sergiocesaratto/

Programma presentazione
Premessa. I. L’Italia, un Paese in crisi II. L’euro si doveva fare? III. Interpretazioni della crisi europea IV. La Germania è un Paese mercantilista? V. Esempi di doppia morale e di scarsa memoria VI. Il nazionalismo degli economisti tedeschi. Conclusioni.
Tutto quello che dirò è suffragato dalla migliore letteratura mondiale e, laddove possibile, da fonti ed economisti tedeschi (le fonti delle figure sono nel WP che sarà diffuso prossimamente).

mercoledì 24 gennaio 2018

Tragico ma non serio: il surreale documento dei 14 economisti franco-tedeschi

E' uscito su Il fatto di oggi (24/1/18) un mio pezzo di cui trovate qui l'originale, più lungo.


Tragico ma non serio: il surreale documento dei 14 economisti franco-tedeschi
Sergio Cesaratto
C’è un solo tema che sembra veramente ossessionare i vertici tedeschi ed europei: come costringere l’Italia a ridurre il suo debito pubblico, costi quello che costi (all’Italia). Prima abbiamo avuto il non-paper di Schauble, ora abbiamo il paper di 14 economisti franco-tedeschi radunati allo scopo da Merkel e Macron (AAVV 2018). Leggerlo è un viaggio nel surreale. I nostri economisti partono invero col piede giusto giudicando le attuali istituzioni e regole della politica fiscale europea macchinose, arbitrarie e pro-cicliche. Fatto è che le proposte avanzate nel paper sono ancor di più cervellotiche e vessatorie, con lo sguardo rivolto esclusivamente a mettere l’Italia sotto scacco. Se applicate probabilmente destabilizzerebbero i mercati. Dei veri problemi, crescita e occupazione, il documento non fa menzione. Keynes non è mai esistito.

mercoledì 17 gennaio 2018

"Non sono Stato io": Massimo Pivetti su sinistra e Stato

Rilanciamo un breve articolo di Massimo Pivetti pubblicato su Costituzionalismo.it (FASCICOLO 3 | 2017, 16 gennaio 2018) sull'anti-statalismo della sinistra che ha purtroppo radici intellettuali profonde (anche se storicamente comprensibili). Naturalmente il ruolo insopprimibile dello Stato in una socialdemocrazia e a maggior ragione nel socialismo pone problemi molto rilevanti relativi alla sua democraticità (dal punto di vista dei lavoratori naturalmente). La sinistra è però sfuggita ai problemi al suo solito modo, con scorciatoie quali l'anti-autoritarismo anarcoide.
Sulla dottrina marxista dello Stato. Una nota nel centenario della Rivoluzione d’ottobre
di Massimo Pivetti

Sommario: 1. Due compiti della sinistra; 2. Una cultura borghese illuminata e la sua
estinzione; 3. Sulle basi culturali dell’azione politica della sinistra; 4. La tesi
dell’incompatibilità tra “Stato” e “libertà”; 5. Dottrina marxista dello Stato ed
esperienza storica; 6. Influenza negativa della dottrina.


1. Due compiti della sinistra
Fino a una quarantina di anni fa, all’interno del capitalismo industrialmente avanzato,
nella sinistra era ancora diffusa la consapevolezza che ciò che poteva indurre i capitalisti e
i loro rappresentanti a fare delle concessioni importanti sul terreno economico era solo il
timore di perdite maggiori, o addirittura il timore di perdere tutto. In generale, dunque, che
i suoi compiti avrebbero dovuto essere sostanzialmente due: riuscire a tenere sempre vivo
questo timore; sapere di volta in volta come sfruttarlo, ossia avere chiari i programmi e le
misure necessarie a migliorare, attraverso l’intervento dello Stato, le condizioni di vita e
di lavoro dei salariati e delle masse popolari – in pratica, le misure necessarie a migliorare
il funzionamento stesso del capitalismo. Veniva al riguardo tenuto presente, da un lato,
che a fronte di livelli di attività stabilmente elevati, quindi anche di una massa di profitti
stabilmente elevata, i capitalisti e i loro rappresentanti avrebbero potuto col tempo
abituarsi a considerare come normale un minor saggio di rendimento del capitale, finendo
per accettare margini di profitto più contenuti e una minore quota dei redditi da capitale e
impresa nel prodotto; dall’altro, che una parte della borghesia, la parte più istruita e
socialmente sensibile, avrebbe anch’essa ricavato senso di tranquillità e di benessere da un
contesto culturale e sociale non eccessivamente degradato e sufficientemente coeso;
quindi, che avrebbe potuto essere indotta a sostenere, piuttosto che a contrastare, misure di
riformismo socialdemocratico.

lunedì 15 gennaio 2018

Conferenza a Freiburg (per i lettori tedeschi)

 I materiali saranno inseriti a breve.

Deutschland, Italien und die Eurokrise im Streit der Meinungen (a Friburgo)

Data:
25/01/2018

Vortrag von Prof. Dr. Sergio Cesaratto (Universität Siena).
Der Vortrag wird die unterschiedlichen Wahrnehmungen der Eurokrise in der deutschen und italienischen Öffentlichkeit vorstellen und sie miteinander vergleichen. Ein besseres Verständnis jener Ansichten und ihres jeweiligen ökonomischen Hintergrunds könnte dazu verhelfen, eine auf breiterer Übereinstimmung beruhende Europäische Wirtschafts- und Währungsunion aufzubauen.
Eintritt frei

Informazioni

Data: Gio 25 Gen 2018
Orario: Alle 18:15
Organizzato da : Dante Alighieri Gesellschaft Freiburg e.V.
In collaborazione con : Universität Freiburg - Institute of Economic Research
Ingresso : Libero

Luogo:
Università, Kollegiengebäude I, HS 1015, Platz der Universität 3, Friburgo

venerdì 12 gennaio 2018

Banche: dal rischio di controparte al rischio di mercato

Dall'amico Giancarlo Bergamini, di cui mi permetto anche di citare una mail:
"In breve, Willem Buiter sostiene che i mercati si trovano a livelli grotteschi di sopravvalutazione, in buona parte grazie alle politiche monetarie ultra-accomodative delle banche centrali. Ora che queste ultime stanno considerando di cessare, quando non ritirare, tali stimoli monetari, i mercati sono a rischio di significative correzioni (cali). La mia presentazione si riferisce al caso italiano, nel quale masse enormi di risparmiatori in fuga dal rischio di bail-in delle loro banche tradizionali (che ora possono fallire) si rifugiano nella "sicurezza" del risparmio gestito (si vedano le classifiche dei risparmi che affluiscono mensilmente agli operatori di tale settore) e si vedono assegnare attività finanziarie indiscriminatamente sopravvalutate. In altre parole, ci troviamo di fronte ad una sostituzione del rischio di controparte col rischio di mercato, con la benedizione delle banche centrali (BCE e BCN [banche centrali nazionali]). Per una riflessione più organica rimando al breve testo allegato. "

martedì 9 gennaio 2018

Gramsci, Sraffa e Marx: un commento di Screpanti


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In questa bella, rigorosa e approfondita recensione Cesaratto sintetizza così bene gli argomenti sviluppati da de Vivo che verrebbe quasi voglia di dire: letta la recensione non c’è bisogno di leggere il libro. Ma non lo dirò, perché l’opera è veramente importante e va letta con attenzione. E consiglio di leggerla in parallelo con un'altra opera importante: P. Sraffa, "Lettere a Tania per Gramsci" (a cura di V. Gerratana), Editori Riuniti, Roma 1991. Il testo di de Vivo delucida un’ampia serie di problemi storiografici, teorici e politici su cui anche alcune menti eccelse si sono perse. La più importante di tutte le questioni controverse riguarda il rapporto di Sraffa con il pensiero di Marx. De Vivo contribuisce a chiarire che il lavoro teorico dell’amico di Gramsci va letto come tutto interno al marxismo e anzi come un contributo originale alla rinascita della teoria economica Marxista. È servito a riportare la critica dell’economia politica agli alti livelli di rigore analitico e dignità teorica che gli spettano e dal quale erano stati allontanati da alcuni giudizi fuorvianti di economisti marginalisti e dalle difese superficiali di alcuni epigoni.

Gramsci e Sraffa, un legame profondo fra lotta politica e teoria critica



 Pubblichiamo la recensione a un libro di Giancarlo De Vivo uscita su Micromega online

Tra Gramsci e Sraffa, il sodalizio fra due comunisti indisciplinati


Sergio Cesaratto
La figura di Piero Sraffa è perlopiù sconosciuta al grande pubblico italiano, persino a quello più colto; appena più fortunata è la figura di Antonio Gramsci. Eppure si tratta di due degli studiosi sociali più straordinari –i più straordinari – che il nostro Paese può vantare nel ventesimo secolo. Il volume di Giancarlo De Vivo (Nella bufera del Novecento – Antonio Gramsci e Piero Sraffa tra lotta politica e teoria critica, Castelvecchi, 2017) apre una serie di squarci sull’interazione intellettuale, politica e umana che si stabilì fra i due nei frangenti drammatici del novecento, come recita l’azzeccato titolo. Il libro non si rivolge solo ad accademici e “specialisti”, ma è di grande interesse per ogni lettore colto.

lunedì 8 gennaio 2018

L'eterodosso - intervista su una rivista di area PD

Intervista su una rivista del PD. Dopo l'introduzione di Matteo Renzi (e Marco Fortis) e un articolo di Tommaso Nannicini, a pag. 30 c'è una intervista al sottoscritto da parte di un dottorando di Siena (Andrea Incerpi), che ringrazio per averla pubblicata integralmente. Chapeau, certamente più pluralismo che fra Liberi & Uniformi.




L’ETERODOSSO a cura di Andrea Incerpi
ECONOMIA
Sostenere la domanda
interna e così noi stessi
e l’economia globale.
Ma la Germania
non ne vuole sapere.
Il problema
è sempre tutto lì
Sono passati dieci anni dalla crisi finanzi aria che ha messo in ginocchio i mercati del lavoro e dei capitali eppure i suoi effetti, seppur mitigati dalla decorrenza del tempo piuttosto che da efficaci misure di politica economica a livello europeo, sono ancora visibili. Austerity, rigore fiscale e riduzione della spesa pubblica sono stati i mantra dei governi dell’Eurozona, con effetti spesso discutibili sui principali indicatori economici. Il pensiero ortodosso che si riconosce in questo spettro di politiche restrittive non è mai sembrato così in discussione. Ed è proprio uno dei maggiori esponenti del pensiero critico italiano, il prof. Sergio Cesaratto, a fornire un contributo analitico partendo da una diversa prospettiva.
Quella che pone al centro della crescita il ruolo dell’Europa, il mondo dei lavoratori e un nuovo nucleo di forze progressiste.